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Bagarello

Bagarello Questa frazione, ancora oggi una delle più abitate del comune, è anche tra le più antiche.
Nei diplomi imperiali del 1157 e 1164 nonchè in una carta del 1180, è infatti riportato un abitato chiamato Bagarellum, collocato in un'area compresa tra Golferenzo, Montecalvo, Soriasco e Rovescala. Robolini, che per primo scrisse su questo toponimo, non fu però in grado di identificarlo con un luogo preciso. Identificazione che, invece, sarà fatta da Cavagna Sangiuliani.
"[Robolini] lo dichiarò - annota infatti Cavagna Sangiuliani nella sua opera L'agro Vogherese riferendosi al Bagarellum dei diplomi -terra o castello del quale non poteva dar certezza, non conoscendo per certo l'esistenza di questo luogo -che chiamasi appunto tuttavia Bagarello con nessuna differenza di nome con l'antico Bagarellum e che modestamente sorge come sorgeva in quella lontana età a poca distanza da Montecalvo." E aggiunge: "E' strano che luogo tanto minuscolo vanti l'onore di così lontana esistenza e quello d'esser nominato in diplomi e privilegi concessi dai più potenti imperatori di quell'età."
Nel 1692 Bagarello con 32 abitanti era la frazione di Montecalvo con il maggior numero di residenti; è già presente una famiglia Faravelli e questo cognome lo si ritroverà costantemente anche nei due secoli successivi. La permanenza dei Faravelli è spiegabile con la loro qualifica di "coloni perpetui", che assicurava stabilità di lavoro.
Nel 1755 le tre famiglie Faravelli (per un totale di 23 membri) erano tutte di coloni perpetui, mentre come coloni temporali troviamo le famiglie Cagnoni, Zufada, Podii e Martinotti. Non è un caso che dopo un decennio, nel 1766, parte dei coloni temporali siano cambiati, e precisamente Cagnoni e Podii, mentre sono presenti nuove famiglie coloniche: Armella, Bassolino, Pasquini.
All'inizio del Settecento quasi mille pertiche di terreno a Bagarello appartenevano alla prebenda della Cattedrale di Pavia, ma erano state affittate a Giuseppe Candiani, che a sua volta le faceva coltivare da mezzadri e affittuari del posto, ricavando da quelle terre 350 lire all'anno. Siamo nel 1723. La qualità di questi terreni era varia: si andava da 280 pertiche di aratorio semplice, alle 200 di aratorio vitato; i boschi ricoprivano circa 220 pertiche, mentre solo 30 erano prato, altre 200 erano denominate brughiera e 30 pertiche erano zerbi improduttivi. (dati dell'Archivio di Stato di Milano, fondo Confini Parti Cedute, c.26, fasc.24)
Verso la fine del secolo scorso (1887), accanto ai Faravelli ritroviamo tra gli abitanti di Bagarello: Rossi, Pasquini, Casella, Comaschi, Saviotti, Montagna, Lanati e Calvi. L'aumento di popolazione, pur con alti e bassi, è stato costante: 40 abitanti nel 1718, 51 nel 1736, 54 nel 1777, 66 nel 1813, 59 nel 1875 e 81 nel 1887.
Bagarello fu anche teatro di un fatto di sangue avvenuto 1'8 gennaio 1806.
In occasione "di un conflitto con i Piacentini" alcuni gendarmi francesi uccisero a colpi d'archibugio Giuseppe e Francesco Faravelli abitanti della frazione (Archivio Parrocchiale, registro dei morti, atto dell'8 gennaio 1806).





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