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Chiesa Parrocchiale di Sant'Alessandro (Sec. XIV)

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Sant'Alessandro - Complesso (apre in nuova finestra) Parrocchia della diocesi di Tortona. Fino al 1817, cioè fino alla ricostituzione della diocesi di Tortona avvenuta in data 20 novembre 1817, come stabilito dalla bolla "Beati Petri" di Pio VII del 17 luglio 1817 (Goggi 1946), appartenne alla diocesi di Piacenza. La prima notizia della parrocchia di Sant'Alessandro si trova nel 1344. Secondo quanto si desume dagli atti di una visita pastorale compiuta nel 1658, la parrocchia di Montecalvo contava anime da comunione 195 (Goggi 1973). Nel 1817 passò alla ricostituita diocesi di Tortona (Goggi 1946).
Nel 1843, anno del sinodo diocesano convocato da monsignor Negri, la parrocchia di Sant'Alessandro risultava appartenere al vicariato foraneo di Soriasco, incluso nel quinto distretto o regione della diocesi, facente capo a un vicario del vescovo (Sinodo Negri 1843). Negli atti del sinodo diocesano convocato nel 1898 dal vescovo Igino Bandi, la parrocchia prepositurale di Montecalvo figura compresa nel vicariato XVI di Soriasco, incluso nella regione III di Broni (Sinodo Bandi 1898).
Negli anni 1974-1975 e nel 1989, la parrocchia di Sant'Alessandro era attribuita al vicariato della Valle Versa, nella zona pastorale di Broni-Stradella (Annuario diocesi Tortona 1974-1975; Annuario diocesi Tortona 1989). [C. Ant.]
[LE ISTITUZIONI STORICHE DEL TERRITORIO LOMBARDO - le istituzioni ecclesiastiche XIII XX secolo, Diocesi di Tortona, Regione Lombardia e Università degli studi di Pavia - Dipartimento di Scienze Storiche e Geografiche, luglio 2005]
L'odierna chiesa di S. Alessandro fu benedetta il 3 ottobre 1717. Con ogni probabilità i lavori erano stati portati a termine già nel 1715, almeno così afferma, verso la fine del secolo scorso, Giacomo Patri, parroco di Montecalvo, e così sembra confermare il seguente documento dell'archivio parrocchiale:
"La chiesa nuova di Monte Calvo è stata benedetta il giorno 3 ottobre 1717. La funzione è stata fatta dal Sig. D. Antonio Rovati Rettore di Volpara. "
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Sant'Alessandro - Foto Storica (apre in nuova finestra) "Sotto al cantone destro che entra nel campanile per la sacristia vi è un fiasco d'oglio d'olivo, e un fiasco bianco per far balsamo. Questo vi è stato posto da persona secura il dì 21 giugno 1715.-"
Nel 1723 gli altari furono adornati con due quadri, dopo che il vescovo di Piacenza ebbe concesso il permesso alla benedizione, come descritto nel seguente documento dell'Archi vio Parrocchiale, datato 29 agosto di quell'anno. "Concediamo licenza al Molto Rev.do Prevosto della Chiesa parrocchiale del luogo di Monte Calvo diocesi piacentina, che possa benedire due quadri, uno con sopra l'immagine del SS. Crocefisso e l'altro l'immagine della B.V. Maria del SS. Rosario, per potere poi gli medesimi riportarli negli altari fatti fabbricare nella detta sua Chiesa, e dedicati sotto il titolo delle medesime immagini, purchè in tale benedizione s'osservi quanto viene prescritto nel Rituale Romano. "
Nel 1780 con breve dell'allora pontefice Pio VI, si concede di celebrare la festa di S. Alessandro Martire, che cade il 26 agosto, la domenica immediatamente seguente, qualora detto giorno risultasse feriale.
Patroni della nuova chiesa furono dapprima i marchesi Pietragrassa (e li ritroveremo tali ancora negli anni 1792-1795) mentre dal 1798 il patrono spetterà ai Pisani-Dossi.
Così almeno afferma Goggi, anche se in un documento del 1807 il parroco di Montecalvo asserisce che la chiesa è di "Patronato delli Signori Marchesi Antonio e fratelli Pietragrassa di Trieste e della Signora ex contessa Donna Angela Albonesi nata Schiaffinati di Pavia. "
Insieme alla nuova chiesa parrocchiale, nel 1717 venne inaugurato anche l'annesso cimitero (la prima sepoltura risale al 20 ottobre di quell'anno); cimitero a sua volta sostituito da una nuova costruzione ne1 1822, come decretato dal vescovo di Tortona che in una visita pastorale ne aveva ravvisato l'insufficienza. Il nuovo cimitero fu benedetto dal parroco Luigi Dezza il 26 aprile 1822.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Sant'Alessandro - Interno (apre in nuova finestra) Nei primi anni Trenta del secolo scorso venne edificata la nuova sacrestia e il portico annesso. I lavori, iniziati nell'autunno de1 1831, furono terminati nella primavera dell'anno successivo.
Di poco precedente è la costruzione di un "braccio della canonica appoggiato alla chiesa" (estate 1831), che probabilmente incontrò qualche opposizione tra i parrocchiani se il prevosto Giovanni Ricci si premura di precisare che "il popolo, penetrato dai giusti disegni del preposto e delle convenienze della chiesa, tacitamente annuì. "
Sempre a cura di Giovanni Ricci furono negli anni successivi eseguiti diversi lavori sia alla chiesa che alla casa parrocchiale. All'estate del 1835 risale la costruzione del coro, eseguito per la parte lignea dai falegnami Giovanni Battista Magnani e Giuseppe Terzoni, mentre per la parte muraria da Antonio Passera.
Ancora a Giovanni Ricci si deve la nomina di un priore, scelto tra i parrocchiani, che sovraintendesse agli interessi economici delle chiesa, come si ricava da una memoria del 1831. "Sebbene il costume de R.R. Parrochi che governano questa Chiesa Parrocchiale di Montecalvo non fosse d'aver alcun priore, e gli interessi della Chiesa fossero solo appoggiati all'onestà dei medesimi R.R., il Preposito Giò Ricci per meglio garantire gli interessi medesimi e la propria onoratezza trovò conveniente nominare un priore scelto dal popolo tra quelli che godessero l' estimazione pubblica e che avessero dato autentiche prove di cristiana moralità ed affetto alla parrocchia. Quindi è, che previo avviso soministrato alla popolazione nella domenica precedente, nel giorno 12 maggio 1831 si procedette alla regolare ellezione. La votazione ebbe luogo nel dopo pranzo di detto giorno dopo le fonzioni parrocchiali, per la quale Giò Cabri ebbe voti 2, Giò Torti fu Paolo di Francia voti 3, Massimiliano Dezza fu Zaccaria voti 54, per il che il titolo di priore a pubblica soddisfazione rimase a quest'ultimo." Alla morte di Massimiliano Dezza, avvenuta nel 1837 "dopo aver saggiamente corrisposto all'aspettazione pubblica pel corso di anni sei", venne eletto priore Virgilio Dezza, figlio di Massimiliano "ed erede delle ottime qualità del padre", e come sottopriore Luigi Dezza, cugino del precedente.
La situazione spirituale della parrocchia di Montecalvo, così come lo stato fisico della chiesa e di altri luoghi di culto, è ampiamente descritta da don Patri nel 1879, in uno scritto di risposta a un questionario approntato per una visita pastorale di monsignor Cappelli, vescovo di Tortona. "Il parroco attuale è Giacomo Patri di Arquata Scrivia, d'anni 28, investito di questo Beneficio parrocchiale il 7 febbraio 1877, assumendo il titolo di prevosto. Il Beneficio parrocchiale è di patronato. Il parroco non ha coadiutore. La Messa parrocchiale si celebra nella stagione estiva alle sette, in primavera ed autunno alle otto, in inverno alle nove. Si fa la spiegazione del Vangelo e l'istruzione parrocchiale ogni domenica (nelle altre feste, specialmente se di precetto, soglio fare qualche allocuzione o fervorino relativo alle feste stesse) e quanto all'istruzione si dispone la materia in modo che nel giro di due o tre anni se ne compia il corso, il quale non si interrompe mai da vacanze. Nei giorni festivi si fa sempre il catechismo ai fanciulli, se si eccettuino alcune tra le principali solennità dell'anno, come Pasqua e Natale, come pure si fa durante tutta la Quaresima.
Nei dì festivi, il detto insegnamento s'imparte immediatamente prima dell'istruzione parrocchiale agli adulti e nella Quaresima al mattino, e sono distinte le classi in quanto è compatibile col piccol numero degli insegnanti, sempre separati i maschi dalle femmine, e l'insegnamento dura sempre un'ora.
Oltre la consueta predicazione festiva non havi luogo che due prediche, una il Venerdì Santo, l'altra il dì della commemorazione di tutti i Fedeli defunti: la prima sulla Passione del Redentore, la seconda sul Purgatorio. Ne fornisce l'elemosina la cassa della chiesa. S'osservano le prescrizioni sinodali riguardo al Battesimo dei bambini, segnatamente alla scelta dei padrini. Le persone a cui per ufficio incombe più spesso dover battezzare sono a sufficienza istrutte. Suolsi ammettere i fanciulli al sacramento della Cresima all'età di sette anni, salvo il caso che Monsignore stimi altrimenti, ed all'Eucarestia si ammettono dai nove ai tredici anni, avuto riguardo alla dottrina e saviezza. Si attende al ministero della Confessione ed all'amministrazione dell'Eucarestia ad ogni richiesta dei fedeli. Gli infermi a morte si assistono e si amministrano loro i SS. Sacramenti, secondo le norme del Rituale Romano. I cronici poi, si visitano a quando a quando, dando loro agio di accostarsi secondo la propria divozione ai SS. Sacramenti, procurando principalmente sia da loro adempiuto il precetto della Confessione annuale e Comunione pasquale.
Riguardo al SS. Viatico, l'uso del luogo è accompagnarlo con quattro lampadari e ombrella, recitandosi fra il sacerdote ed i fedeli il salmo Miserère, il S. Rosario e altre orazioni secondo la maggiore o minore lontananza dalla casa dell'infermo, che qui è quasi sempre notevole. Nelle sepolture, fatta eccezione alle poche abitazioni che circondano la chiesa a poca distanza, a cui in occasione di decessi si reca il parroco a rilevare il cadavere, in tutti gli altri casi questo si accompagna dai fedeli con Croce, gonfalone e ceri recitandosi il salmo Miserère e il Rosario, dall'abitazione fino ad un termine d'uso non molto distante dalla Chiesa, ove lo rileva il parroco per accompagnarlo alla chiesa e farne le esequie, giusta il Rituale Romano, le quali finite, ad un altro termine d'uso recitando l'orazione del rituale, lo lascia per essere poi dai fedeli, come sopra, accompagnato al cimitero.
Vi è l'uso di dare il segno dellAngelus Domini tre volte il dì, ed in tutti i venerdì quello per la commemorazione dell'agonia di N.S.G.C. Le feste che qui si celebrano sono tutte quelle prescritte dal calendario diocesano, più quella di S. Alessandro titolare della parrocchia, che si celebra la prima domenica di settembre. Le processioni sono quattro: quella della S. Croce nel venerdì Santo, quella della Beata Vergine nella domenica in Albis per ottenere pel suo patrocinio l'osservanza dei proponimenti della Pasqua, quella del Corpus Domini e quella del S. Rosario. Si fa la novena del S. Natale. V'è benedizione tutti i venerdì di Quaresima. Si costuma la Pia pratica del Mese Mariano, e tutto questo in parrocchia non essendovi altra chiesa. La Messa parrocchiale non è sempre cantata. Hanno luogo i vespri seguiti dalla benedizione, senz'altre pratiche, fuori del Mese Mariano."
Si passa poi alla descrizione della chiesa, della casa parrocchiale, del cimitero e del beneficio parrocchiale.
"L'attuale chiesa parrocchiale fu eretta nel 1715 con quali mezzi non è a mia cognizione ne è titolare S. Alessandro Martire. Ha patroni negli eredi dell'Illustrissimo Cavaliere nobile don Carlo Pisani-Dossi.
La sua capacità non è proporzionata al numero degli abitanti, quantunque sia sufficiente agli accorrenti, attesa la configurazione di questa parrocchia, oltremodo sparsa, per cui notevole parte del popolo si reca nei dì festivi alle più vicine parrocchie, spesso con molta abbreviazione di strada. La suddetta chiesa è a volta, il pavimento e il tetto sono in istato soddisfacente. La chiesa ha tre altari, dedicati il maggiore a S. Alessandro Martire, il destro a S. Crocefisso, il sinistro alla Beata Vergine. Gli altari sono costrutti di cotto con decente intonaco in gesso all'altar maggiore, marmorato, negli altri, bianco. Niuno altare è consacrato né munito di privilegi, né di jus patronato, né proprio di Compagnia. Una sola balaustra all'altar maggiore di marmo cinerinio scuro con colonnette intonacate e marmorate.
Il SS. Sacramento si conserva all'altar maggiore. Il tabernacolo è della materia dell'altare. E' foderato internamente in stoffa serica bianca; esternamente la stessa struttura è ornata, perchè messa in forma di cupoletta sostenuta da quattro colonnette in bassorilievo con porticina d'argento. Si ricopre solo nelle solennità di un drappo di seta a fioroni colorati ed a oro; la chiave è d'argento e l'olio della lampada d'olivo. Non vi sono corpi di santi. V'esistevano due Reliquie con le loro autentiche, una della S. Croce, l'altra di S. Alessandro Martire, le quali si conservano in una nicchia chiusa a chiave, nel muro, a lato dell'altar maggiore. La prima si espone a dì 3 maggio, la seconda la prima domenica di settembre, festa del titolare. V'è pulpito costrutto in legno storiato a basso rilievo.
Vi sono quattro confessionali: due in chiesa, aderenti ai muri laterali per le donne, due per gli uomini, uno nella sagristia vecchia, l'altro nella nuova. Il fonte battesimale è collocato nell'angolo destro in fondo della chiesa, ed il sacrario vi è attiguo. Non v'è organo. V'esiste un quadro di grandi dimensioni rappresentante S. Alessandro M. , e un altro idem rappresentante il S. Crocefisso, un altro la Beata Vergine del S. Rosario, un altro rappresentante la N.S. di Caravaggio, un altro la SS. Trinità. Vi è una statua di Maria SS. tenente in braccio il Bambino. Niun altro quadro o statua. Si è pure deliberato di acquistare due quadri del SS. Cuore di Gesù e Maria, da apporre a due altari laterali. Vi sono pile per l'acqua santa: due alla porta maggiore una ad una porta laterale, l'altra alla porta della sagristia, e l'acqua si rinnova secondo il bisogno e la decenza.
Vi sono banchi di proprietari e pochissime sedie eidem, senz'altro titolo apparente che il lungo pacifico possesso. La chiesa ha due porte ad uso del pubblico. Non vi si suole affiggere alcun invito o pubblicazione. Esiste la sagristia al lato sinistro del S.a Sanctorum, con porta che mette nel medesimo. In essa è collocato un ordine di cantarani a custodia dei sacri arredi, due inginocchiatoi per la preparazione alla S. Messa, ed un confessionale per gli uomini. Nominare e retribuire il sagrestano spetta al parroco. Il medesimo perceve lire 34 annuali, fa una questua di frumento e riceve piccoli incerti nei battesimi, funerali e matrimoni. Il medesimo è obbligato a suonare le campane, prestar servizio in ogni sacra /unzione e custodire i sacri arredi.
Esiste il campanile attiguo alla sagristia; tre sono le campane e consacrate. Il campanile è custodito in modo che non succeda abuso del suono. Serve da campanaro lo stesso sagrestano, pagato come sopra.
S'usa mondare il pavimento della chiesa il sabato, ripulire gli altari, i quadri, la volta, le finestre in occasione delle feste più solenni dell'anno, quando si mutano i candelieri e l'ornato degli altari. Non esiste amministrazione propriamente detta. Solo funge da priore il sig. Virgilio Dezza, uomo integerrimo ed universalmente stimato, per volontà dell'attuale parroco.
La chiesa, oltre l'elemosine, l'offerta dei fedeli, ha lire 6,40 in livello più la rendita di una vignetta con un angusto sedime d'una casetta ora diroccata, appigionata a Pietro Dezza, che paga lire 8.
Esiste il cimitero proporzionato al numero dei parrocchiani, cinto da muro, con croce in mezzo. Non ha luogo separato per i sacerdoti, né cappella mortuaria. Non vi sono iscrizioni contrarie allo spirito cattolico. Non esiste separazione alcuna nel cimitero.
Il cimitero fu costrutto a spese del comune. Ne conserva la chiave il sagrestano. In quello non si fa altra funzione che cantare le esequie nel dì della commemorazione di tutti i Fedeli defunti.
La casa parrocchiale è attigua alla chiesa e si trova in molto mediocre stato. E' composta di due piani: al primo sala, cucina e due altre camere; al secondo due camere una delle quali conta tre alcove, più v'è una angusta cameretta. Attigua a questo corpo principale vi è un altro membro civile che conta quattro camere, delle quali una sola abitabile per esser l'altre di troppa anguste proporzioni. Attiguo, come sopra, altro membro rustico, ovvero rimessa. Convive attualmente col parroco una sua sorella nomata Giuseppina Patri, ventenne, che s'occupa delle faccende domestiche.
Il beneficio parrocchiale consiste in fondi, dei quali un terzo a vigne un terzo a campi il resto a boschi; i vari mutui il cui capitale fu raccolto da svincoli di dominii diretti e infine, come tutti i benefizii curati, in decime. Gli emolumenti parrocchiali sono i seguenti: dai battesimi centesimi 35, dai matrimoni lire 3,50 comprese le pubblicazioni, e lire 5 nel caso che la sposa passi ad altra parrocchia. Nelle sepolture si percevono lire 8 per defunti di stola nera, 4 per quelli di stola bianca. Nelle benedizioni delle partorienti si ricevono 20 centesimi o meglio, ciò che le stesse vogliono offrire. Simili consuetudini sono in uso da tempo immemorabile e non se ne conosce l'origine.
Unico onere della chiesa è quello di far celebrare messe annuali quattro, posto sopra un campetto in regione detta Fagù, diretto dominio ora svincolato e assicurato nel ricavo.
Riguardo ai redditi del beneficio parrocchiale e della chiesa non avvenne altra innovazione che lo svincolo di parecchi domini diretti e il capitale che ne provenne fu dal rev. prevosto Morandini Giovanni, immediato antecessore mio, dato a mutuo e assicurato sopra fondi.
Abita a Montecalvo un solo sacerdote rev.do Pasquale Cartasegna, d'anni 60 nativo di Garbagna, ordinatosacerdote verso il 1843 nell'ordine dei Cappuccini, ora legalmente secolarizzato. In parrocchia non ha attribuzioni di sorta, essendo cappellano nell'oratorio di Caseo, nella parrocchia di Canevino, a cui si reca a celebrare nei dì festivi. Nativo della parrocchia vi è un chierico nel seminario di Piacenza studente di filosofia, di buon impegno, assiduo allo studio e di condotta morale assai lodevole. Si chiama Dezza.
Esiste una sola cappella campestre dedicata a Maria Santissima di cui non si conosce l'origine, con un solo altare. Non vi si funziona mai perchè assai angusta e il suo stato materiale è rovinoso e quasi irreparabile.
L'unico beneficio semplice secolarizzato, che porterebbe l'onere di 6 messe la settimana in questa parrocchia, rimane da dieci anni incirca inadempiuto per parte del patrono del medesimo, il quale alienò anche il fondo con casa rustica che formava il suo reddito. Non esiste alcun oratorio privato. Né confraternite né compagnie od altre opere pie esistono in parrocchia.
I fedeli frequentano discretamente le sacre funzioni; non tutti adempiono il precetto pasquale, benchè non siano molti i trasgressori e fuori di tal tempo quasi tutti si accostano ai SS. Sacramenti nelle feste natalizie e molti nelle principali solennità dell'anno.
Non vi è abuso di lavorare nei dì festivi, ne notevoli profanazioni. Non esiste concubinaggio alcuno. Non esistono né infedeli né acattolici nel distretto della parrocchia."
Sempre nel 1879 venne imbiancata la facciata e dipinta da Gaetano Albertelli la figura di S. Alessandro sul fronte della chiesa, oltre a una immagine di S. Giovanni nel battistero.
Ancora nel 1891 la chiesa aveva come patroni i Pisani-Dossi. Carlo Dossi così scrive a proposito della chiesa di S. Alessandro. "Nella chiesa di Montecalvo di patronato Pisani-Dossi si vedono ancora scolpiti nei banchi di sinistra dinanzi l'altare gli stemmi Pisani... Ne1 1891, A. Pisani-Dossi, patrono, ottenne per la chiesa di Montecalvo un breve del Papa che accorda l'indulgenza Plenaria ad septennium il giorno della festa di S. Alessandro Martire (26 agosto) celebranda la prima domenica di settembre. "
Sulla canonica, e sulla sua precaria integrità fisica, don Carlo Maloberti nel 1897 scrive all'Economato Generale dei Benefici ecclesiastici di Torino, chiedendo una sovvenzione per poter far iniziare i lavori di restauro o meglio di ricostruzione.
"Come risulta da perizia 18 gennaio 1897 dell'ing. Tancredi Faravelli, la casa canonica di questa parrocchia trovasi in così cattivo stato, causa la vetustà e il franare del sottostante suolo, da necessitare non già soltanto di essere restaurata, ma di venire proprio totalmente ricostrutta. E anche il campanile della chiesa, come da altra perizia dello stesso ingegnere di pari data, richiede impreteribilmente urgenti lavori di riparazione. Il preventivo per la ricostruzione della canonica è calcolato in detta perizia in lire 6.547,77 e quello per le opere del campanile, compresa però anche la provvista di un orologio del costo per sè solo di lire 700, in lire 912. Escluso quindi l'orologio, siccome in rapporto alla necessità non assolutamente indispensabile, l'importo totale delle opere, tra canonica e campanile, ascenderebbe in complesso a lire 6.759,77, cioè a quasi settemila lire.
Or come ben consta a codesto Regio Economato Generale le rendite del beneficio porgono appena al sottoscritto i mezzi di un onesto sostentamento secondo il proprio stato, ma non sono tali da rendere possibile un qualche risparmio e da lasciare comechessia alcun margine di cui l'investito possa disporre per sopperire ad altro che costituisca un di più delle pure spese di sola ordinaria manutenzione. Oltre di ciò il ricorrente non essendo fornito di privato censo non ha del suo alcuna risorsa da mettere in luogo di quelle che gli mancano da parte del beneficio; epperciò egli si trova nella condizione di non avere, né del proprio, né coi proventi della prebenda i mezzi con cui provvedere a quanto ora è imperiosamente necessario.
Aggiunge poi il sottoscritto che un qualche aiuto lo avrà pure dai parrocchiani, se non con offerte pecuniarie, atteso lo stato di povertà della maggior parte di essi, certo però con prestazioni gratuite, specie nel trasporto dei materiali, quale aiuto, avuto riguardo all'ubicazione del paese che sorge sulla sommità di un colle distante molto dai centri popolosi, sarà di tanto rilievo da apportare una diminuzione nel totale della spesa presagita di circa lire mille. Infine il sottoscritto può pure fare assegnamento su di un contributo promesso dal Comune, nei limiti beninteso imposti dalle ristrettezze del bilancio municipale e su di un concorso di maggior entità che è generosamente disposto ad accordargli il munificio patrono di questa parrocchia l'ill. mo sig. commendatore Alberto Pisani-Dossi Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario di S. M. il Nostro Augusto Sovrano, il quale è disposto ad elargire non meno di lire 2.500. Ma tutti questi aiuti e concorsi non saranno tuttavia sufficienti a coprire interamente la spesa che si deve incontrare... epperciò il sottoscritto si rivolge fiducioso alla S. V. Ill.ma supplicandola vivamente affinchè si degni di soccorrerlo in tale frangente concedendogli coi fondi di codesto Regio Economato Generale un valido e competente sussidio."
All'inizio del Novecento la parrocchiale, per volontà del prevosto Carlo Maloberti "e col concorso di tutta la popolazione" fu decorata da Rodolfo Gambini; i lavori iniziati il 17 agosto 1908 si protrassero sino "la mattina della vigilia di Natale dello stesso anno."
Alcuni anni dopo si provvide a dotare il campanile di nuove campane. Alle cinque nuove campane, benedette "in solenne rito canonico ed in cospetto di popolo" il 18 maggio 1913, "vennero apposti, in ordine di grandezza, i nomi di Carola, Blanca, Franca, Elena, Amelia Ida, madrine essendo per la prima Donna Carlotta Pisani-Dossi Borsani, per la seconda la nobile signorina Bianca Pisani-Dossi del fu don Alberto e di donna Carlotta Pisani, per la terza il nobile signorino Franco Pisani-Dossi figlio come la precedente, per la quarta la nobile signorina Elena Pisani-Dossi paternità come sopra, per la quinta le signore donne Amelia Pisani Possenti e Ida Perrone Pisani."
Le campane, costruite dalla ditta Faravelli-Barigozzi di Milano, arrivarono per ferrovia fino a Stradella e da qui furono trasferite a Montecalvo.
Già l'anno seguente, 1914, la chiesa venne anche dotata di un organo a 830 canne, costato 2.200 lire e costruito dal fabbricante piacentino Giuseppe Cavalli. Per pagarlo si ricorse, oltre che alle offerte di privati e al contributo del comune anche a delle pesche di beneficenza.


Antica Scrittura (1717)

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"La chiesa nuova di Monte Calvo è stata benedetta il giorno 3 ottobre 1717.
La funzione è stata fatta dal Sig. D. Antonio Rovati Rettore di Volpara."
"Sotto al cantone destro che entra nel campanile per la sacristia vi è un fiasco d'oglio d'olivo, e un fiasco bianco per far balsamo.
Questo vi è stato posto da persona secura il dì 21 giugno 1715."

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